comporre un'immagine

Un’immagine vale più di mille parole. Quante volte hai sentito questa frase?

Ma esattamente cos’è che permette a un’immagine di parlare?

La grammatica della lingua italiana l’abbiamo studiata da piccoli: è fatta di punti, h, accenti e apostrofi che, messi al posto giusto, ci aiutano a capire un testo e dargli significato.

E quella delle immagini, cosa contiene? Ma, soprattutto, come viene letta dal nostro cervello?

La lettura delle immagini

Quando guardiamo una foto, l’occhio viene attirato da un punto di interesse principale per poi proseguire ad analizzare tutto il resto.

Il soggetto

Il punto dello scatto che cattura subito la nostra attenzione deve corrispondere al soggetto, il protagonista della storia. Se non definiamo per bene il soggetto, la comunicazione scricchiola perché non riusciamo a capire subito di cosa stiamo parlando.

Il soggetto dello scatto è ciò su cui decidiamo di sviluppare il nostro racconto: un volto, un gesto, un oggetto, un paesaggio, un momento…

Può essere già lì davanti a noi oppure emergere e uscire dalla nostra immaginazione.

Il contesto

È l’ambientazione del soggetto. È dato dallo sfondo e dagli elementi che completano il quadro che possono essere più o meno leggibili.

Uno sfondo neutro, uniforme o molto sfocato evidenzia al massimo il soggetto principale. Mentre uno sfondo ricco di dettagli aggiunge una serie di dati legati al luogo o al momento in cui è stata scattata la foto. Ci possono poi essere degli altri elementi per movimentare la scena, fare da spalla al protagonista o aggiungere altre utili informazioni.

Il contesto è importante: aiuta a delineare il soggetto, a connotarlo, a farlo emergere. Ma non deve assolutamente rubargli la scena.

Il dialogo

Questi elementi essenziali, prima di parlare a noi, devono dialogare tra loro. Che tipo di rapporto li lega? Possiamo stabilirlo, componendo l’immagine. Dando, cioè, a tutti gli elementi all’interno dell’inquadratura, il giusto peso.

La composizione fotografica

Comporre un’immagine vuol dire creare un buon equilibrio fra i vari elementi. Significa mettere ordine e guidare l’occhio di chi guarda verso il nostro soggetto. Dovremo decidere come disporre gli elementi visivi e scegliere cosa far entrare nel fotogramma e cosa lasciar fuori. Si possono seguire alcune regole, ma non è un gesto meccanico. Perché, in pratica, si tratta di ricostruire – e non solo registrare – una scena.

E come si fa?

Ordine ed equilibrio

L’occhio umano è naturalmente attratto dagli elementi geometrici. È alla costante ricerca di forme che (ri)conosce e segue sempre le linee.

Le linee

Possono essere quelle naturali, come la linea dell’orizzonte o le pendici di una montagna. Oppure immaginarie. Secondo la psicologia della Gestalt, il nostro cervello tende a semplificare la scena, a raggruppare gli elementi presenti nell’immagine e a unirli idealmente.

Le linee orizzontali danno un senso di stabilità, quelle verticali slanciano e le diagonali donano movimento e profondità.

La profondità

La profondità di un’immagine è data dal rapporto spaziale che c’è tra il soggetto e lo sfondo.

Si ottiene in due modi: regolando la messa a fuoco e sfruttando la prospettiva. E dipende da quanta importanza vogliamo dare al contesto e quanta al soggetto, ricordandoci sempre che lo sfondo non deve attirare troppo l’attenzione.

Se vogliamo valorizzare il soggetto possiamo, per esempio, mettere a fuoco solo quello, lasciando intendere cosa c’è sul fondo. Il soggetto rimane così isolato ed evitiamo di distrarre l’osservatore con troppi dettagli.

Oppure possiamo dare ampio respiro alla composizione, enfatizzare la prospettiva e posizionare il soggetto proprio sul punto di incontro delle linee di fuga.

La simmetria

Le immagini simmetriche sono geometria pura quindi necessitano di un po’ di rigore.

L’effetto è speculare e il soggetto dello scatto si sviluppa intorno a un asse centrale che può essere orizzontale o verticale. Sono immagini molto forti, equilibrate e armoniche.

Le ripetizioni

Possiamo chiamarli pattern perché sono gli elementi grafici dell’immagine.

Possono essere i particolari di una superficie (i motivi decorativi di un pavimento o i mattoni di un muro) o un certo numero di forme e colori simili che si ripete con una certa regolarità (una fila di alberi all’orizzonte o le cabine sul litorale marino).

Gli elementi che si ripetono sono molto gradevoli all’occhio umano perché rassicurano e trasmettono un senso di ordine. Possiamo cercare pattern nella quotidianità, oppure crearne di nostri usando la fantasia (e una buona dose di ossessività). Questi qui, per esempio, sono fatti col cibo. Li ho trovati su Instagram e mi divertono tantissimo!

La regola dei terzi

La regola dei terzi è forse la regola di composizione più conosciuta. Consiste nel posizionare gli elementi più importanti nei punti di intersezione di un’ipotetica griglia formata da due linee orizzontali e due verticali, che divide l’immagine in nove parti uguali. E come mai le immagini che seguono questa regola risultano così armoniche? Perché questa griglia, in realtà, è la semplificazione di quella che deriva dalla proporzione aurea.

La sezione aurea

La sezione aurea è un rapporto aritmetico conosciuto e studiato fin dall’antichità.

È stato usato, per esempio, dai greci per costruire il partenone e da Leonardo per disegnare l’uomo vitruviano. Affascina da sempre perché ricorre in molte forme naturali (dalla conchiglia del nautilus ormai estinto al broccolo romanesco che troviamo al mercato). Ed è, in sostanza, la rappresentazione visiva della successione di Fibonacci.

È detta anche proporzione divina, perché è una proporzione infinita e per questo da sempre associata alla bellezza e alla perfezione. Ecco perché le immagini costruite sullo schema della sezione aurea risultano particolarmente armoniche.

Steve McCurry non è il mio fotografo preferito, ma questo video con le sue foto mostra molto bene, e in pratica, tutte le regole di composizione che ho appena descritto.

Oltre gli occhi

La struttura compositiva può aiutare a creare un’immagine esteticamente appagante ma, per parlare veramente, all’immagine serve qualcosa in più.

Qualcosa che non arrivi solo agli occhi ma che vada più in profondità e che faccia nascere un’emozione in chi guarda.

La parte più emozionale in una fotografia è data dall’uso che si fa della luce, grazie alla quale il soggetto può prendere vita.

La forma

Quando scattiamo una fotografia trasportiamo il mondo reale, quindi tridimensionale, su un piano (cartaceo o digitale) che, invece, presenta solo due dimensioni.

Dobbiamo restituire tridimensionalità all’immagine, se vogliamo che sembri reale.

In assenza – o eccesso – di ombre non riusciamo a identificare il soggetto che diventa una massa informe. Invece, dosando per bene la luce, possiamo dare l’illusione di solidità e concretezza al soggetto. Gli conferiamo una precisa identità.

Le ombre ci aiutano a riconoscere il soggetto e a dargli importanza. La luce ci aiuta a disegnarne il contorno, a dare corpo agli elementi e alle caratteristiche che vogliamo metterne in risalto.

Il contrasto

Il contrasto è dato dalla differenza tonale, cioè dalla quantità di toni intermedi che si crea tra le zone chiare e quelle più scure di un’immagine.

Se lo stacco tra le parti in luce e le parti in ombra è molto netto si ottiene un’immagine molto contrastata, drammatica e misteriosa. Se la luce è soffusa invece, le ombre saranno morbide, con più sfumature, e l’immagine risulterà più delicata.

Se guardiamo una fotografia in bianco e nero, le tonalità intermedie sono tutte le sfumature di grigio che possiamo vedere.

Il colore

Il significato che attribuiamo ai vari colori è determinato dalla nostra esperienza e dalla cultura di appartenenza. Basti pensare che mentre le spose occidentali da tradizione vestono di bianco, quelle cinesi indossano abiti rossi (per loro il bianco è il colore che simboleggia il lutto).

Possiamo comunque dividere lo spettro cromatico tra toni caldi (i rossi e i gialli) e toni freddi (i blu e i verdi). La tonalità che scegliamo ci aiuta a creare un’atmosfera.

Il colore, infatti, colpisce e fa nascere uno stato d’animo ancor prima di identificare il soggetto dell’immagine.

Pensiamo, per esempio, al senso di calore e intimità che trasmette la luce di una candela, o il fuoco di un camino acceso. O all’idea di freschezza e natura a cui rimanda il verde.

Il colore può attirare lo sguardo e far risaltare immediatamente un soggetto (ricordi l’esercizio del rosso?). Possiamo ottenere un’immagine molto forte e di impatto giocando con il contrasto dato dai colori complementari: il rosso e il verde, il giallo e viola, il blu e l’arancione. Oppure creare una composizione armonica rimanendo sui toni dello stesso colore.

ritratto ragazza pierrot triste pioggia lacrime ombrello
I toni dell’azzurro fanno da padroni in questa immagine caratterizzata da un basso contrasto.

La superficie

Mettere in risalto la struttura del soggetto, la texture di un elemento, dona una sensazione tattile all’immagine. Ci dà l’impressione di poter toccare con mano qualcuno o qualcosa di vero. Pensiamo alla morbidezza di un tessuto, alla buccia ruvida di un agrume, alla trasparenza del vetro o alle lentiggini sulla pelle del viso di una persona: enfatizzare la texture, oltre ad aggiungere un’informazione in più, coinvolge i sensi e stimola una reazione emotiva maggiore perché rende il soggetto tangibile.

ritratto ragazzo terra e cenere in faccia
In questo ritratto la texture è molto evidente grazie all’uso di un elevato contrasto.

Comunicare con le immagini

Comunicare con le immagini vuol dire far passare un concetto attraverso il mezzo visivo.

Vuol dire coinvolgere, emozionare, entusiasmare, stimolare una riflessione. In sostanza interpretare, cioè esprimere una personale versione della realtà. Dietro ci deve essere un intento preciso.

L’immagine comunica davvero quando è la sintesi di un’idea. Quindi prima di tutto dovrò chiedermi perché? e solo dopo decidere come.

La grammatica delle immagini

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