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Che lavoro fai?

Quando mi chiedono che lavoro faccio e io rispondo che sono una fotografa, la maggior parte delle volte, la domanda immediatamente successiva è “fai matrimoni?”. Ammetto che le prime volte mi montava su un po’ il nervoso. Adesso invece mi fa quasi sorridere e non mi sorprende più. Anche se la domanda che mi sorge spontanea è: perché?!

Non esiste solo la fotografia di matrimonio

Sarà che vivo a Biella e che quindi boh, cosa vorrai mai fare a Biella? E poi dov’è? Tra Torino e Milano, un po’ più in su dicevamo sempre io e la mia coinquilina quando studiavamo a Brescia.

Io comunque non mi sono ancora data una risposta e non ho nulla contro i matrimoni, giuro! Semplicemente preferisco dedicarmi ad altro. Magari ho solo deciso di complicarmi la vita fatto sta che in quest’ultimo anno mi sono soffermata parecchio a pensare cosa per me fosse questo “altro”.

Crisi d’identità

Ho sentito che il vecchio sito non mi rispecchiava più tanto. Ho guardato il mio portfolio e ho visto che non andava nella direzione giusta. Non sapevo più che farmene di alcune immagini, quasi non mi appartenessero più. Dopo un iniziale momento di smarrimento ho capito che dovevo, rimboccarmi le maniche e raddrizzare il tiro. Allora mi son detta “Basta, rinnovo il sito. Cambio layout. Tiro via delle cose. Ne aggiungo altre. Inserisco un blog. Ma poi cosa ci scrivo??”. Insomma, uno struggimento senza fine.

È stato come aprire un vaso di Pandora

Il problema ovviamente non era il sito o almeno, non solo. Ho dovuto fare diversi passi indietro, fermarmi, alzare lo sguardo e allargare la visuale. Il punto era che mi mancava una reale direzione. Un piano vero. Non avevo dei servizi ben strutturati. Non sapevo a chi mi stavo rivolgendo. A tutti? A nessuno.

Secchionaggine a go go

Ho iniziato leggendo “Chi ha paura del business plan”, poi mi sono abbonata a Guido. Ho stampato il Business Model Canva, ho scaricato la mappa dell’empatia per mettermi nei panni del mio cliente ideale – che poi ideale non è. Messo sul piatto della bilancia competenze e aspirazioni. Letto tutorial di WordPress, persino scritto codici html – chiesto aiuto a Tatiana per per la strategia di comunicazione, passato ore e ore al computer e sì, ci ho messo davvero tanto tempo. Sicuramente più di quello che avevo preventivato.

Un senso in più

Magari non sarà perfetto perfettissimo – visto che non sono una web designer – ma è già un buon punto di partenza. Adesso il sito raccoglie quello in cui credo.

Ho deciso di raccontare i servizi e i progetti a cui mi dedico e di affidarmi non solo alle foto – perché non bastano anche se sono una fotografa – ma anche alle parole.

Per far sentire la mia voce e mettere in risalto il pensiero che sta dietro la creazione delle immagini. Non solo nei miei progetti personali ma anche nelle immagini di prodotto e nei servizi di branding per i miei clienti.

Forte e chiaro

Per me il senso della produzione fotografica sta nel progetto, non nello scatto singolo. Fare fotografia non è solo forma e apparenza ma soprattutto sostanza. Voglio – e spero – che si veda e si senta, forte e chiaro.

 

Mi rifugio spesso nella mia introspezione dove la sindrome dell’impostore si impossessa di me. Credo sia giunto il momento di affrontarla e combatterla. Che ne dici?

Ci sentiamo presto!

Ripartire con un senso in più

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