Turista nella tua città: che effetto fa?

A inizio Maggio qui a Biella sono arrivati gli Alpini e così il centro della città è stato per tre giorni chiuso al traffico.
Io non abito in centro e non ho partecipato alla festaccia serale, ho fatto una capatina a Biella solo la domenica a pranzo, per salutare degli amici. Ora, lasciando perdere gli alpini e il clima militare (che non ho apprezzato più di tanto), devo dire che, attraversare la città a piedi e camminare in strada senza auto in circolazione, è stato davvero strano. 
Strano… bello, perché è stato un po’ come vedere un posto nuovo e fare la turista nella mia città.

Tornando a casa, quel giorno, ho pensato a come il luogo che abitiamo diventa spesso scontato e invisibile, tanto il nostro sguardo è abituato a viverlo e attraversarlo di corsa. O comunque è ingabbiato in una visione inquinata da stereotipi e pregiudizi.
Da una parte, sentirsi a casa, abitare un luogo, conoscerlo come le proprie tasche, incontrare volti amici, ha i suoi vantaggi. Fa sentire al sicuro, sai che nessuno cercherà di venderti qualcosa per quello che non è. D’altro canto però potrebbe subentrare uno sorta di anestesia.

Io, quando arrivo in un posto nuovo, farei di tutto pur di non sentirmi estranea. Pagherei oro per potermi fermare di più e vivere e conoscere quel posto come una del luogo.
Ma essere turista ha anche i suoi vantaggi perché hai uno sguardo vergine e, soprattutto, ti concedi il lusso del tempo. Puoi gironzolare senza fretta, dimenticarti almeno un po’ l’ora, lasciare a casa lo zainetto d’ansia, imboccare una via sconosciuta, soffermarti su particolari ordinari che in quel momento diventano straordinari. Non puoi e non vuoi dare nulla per scontato.

Perché, allora, non applicare lo stesso approccio ai luoghi che abitiamo tutti i giorni e provare a guardarli come se li vedessimo per la prima volta? Senza giudizi, senza preconcetti. Solo pura curiosità. 

Servono nuovi occhi (e un orologio rotto)

Lo so che questa è una visione un po’ romantica (oltre che privilegiata) e che il tempo sembra sempre troppo poco e che ci sono questioni più importanti ma, se c’è una vocina che ti dice “ma io non ho tempo, io ho i minuti contati, ma a cosa serve?”, forse è arrivato proprio il momento di metterla a tacere. Non dico sempre sempre, ma almeno ogni tanto, bisognerebbe provarci. E vedere un po’ che effetto fa.

Da qualche parte avevo letto che perdere tempo significa guadagnarne.
Di sicuro non ci guadagniamo nulla a star sempre nella ruota del criceto.

Scendere dalla ruota

Ho buttato giù una mini-guida, dei promemoria, per rinfrescare lo sguardo.
– Se all’inizio non sai cosa guardare è normale
– Vale tutto: non ci sono oggetti insignificanti
– Il brutto non esiste (o quasi). Cerca il bello anche nell’imperfezione
– I semafori e le code nel traffico non sono una scocciatura ma un’occasione per guardarsi intorno
– Non tralasciare nulla. Soffermati anche sui più piccoli dettagli
– Individua le tue “ossessioni” visive*
– Va bene anche se non serve a niente. Viva l’improduttività
– Osserva la luce, come disegna le forme e i contorni delle cose, come cambia nelle diverse ore della giornata
– Non stai perdendo tempo, ti stai concedendo pratiche di meraviglia (ti suona meglio?!)
– La creatività non sta nel trovare nuovi paesaggi ma nell’avere nuovi occhi. Questo l’ha detto Marcel Proust

*le mie ossessioni sono: le insegne, i cartelloni pubblicitari, gli ingressi delle case, numeri, scritte, texture, le geometrie, le ripetizioni, oggetti vintage, cose arrugginite e decadenti, oggetti fuori posto.

Spero che almeno uno di questi suggerimenti possa tornarti utile, anche solo per innescare un pensiero, un’idea, una riflessione. Se hai qualche domanda o curiosità scrivimi, rispondo sempre. Se ti va puoi seguirmi anche qui, su Instagram.

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